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Il pittore Mario Prayer

Mario Prayer, nato a Torino nel 1887, frequenta giovanissimo insieme al fratello Guido, che diventerà anch’egli affermato e raffinato pittore, l’Accademia di Belle Arti di Venezia; i due poi completano i loro studi presso l’Accademia di Lione.

Trasferitosi con la famiglia a Bari nel 1915, si definisce proprio agli inizi degli anni ’20 come sicuro interprete di un momento significativo della cultura pittorica italiana.

Mario Prayer, Le offerte, il Fanatismo (1920)Nel 1921 gli vengono commissionati gli affreschi della sala consigliare di Toritto a cui seguono in successione rapida, anno dopo anno, i lavori importanti di cui ricordiamo, tra i tantissimi, solo alcuni: nel 1925 affresca la sala Giuseppina del Kursaal Santalucia nonché gli stucchi e i pannelli decorativi dell’annesso cinema-teatro, nel 1933 realizza l’affresco della Chiesa Immacolata.

Il lavoro di Mario Prayer rivolto a impieghi di pittura monumentale si coniuga nel decennio 1920-30 con un mai intermessa attività di decorazione di interni di prestigiose case baresi che lo vedono affiancato, anche in questo campo, dalla figura del fratello Guido, a segno di un sodalizio singolare e straordinario che legherà i due artisti, entrambi votati in una militanza di arte totale. Pittura, decorazione, arredo, convivono nell’opera di entrambi in sintonia con le affermazioni del nuovo nelle pratiche e nelle concezioni stesse del fare artistico.

Mario Prayer, Allegoria della Provincia di Brindisi (1945)Nel 1938 lavora per la sala di rappresentanza della prefettura, nel 1939, insieme al fratello Guido realizza i pannelli del Cinema Oriente ed estende la sua attività in altri centri pugliesi – Brindisi, Gioia del Colle, Gravina, Foggia, Galatone, Parabita – e lucani – Potenza, Genoano – avviando, al contempo, numerosi lavori a Roma, tra cui gli affreschi di Santa Maria Immacolata a San Lorenzo, che poi riprenderà nei primi anni ’50. a Roma muore nel 1959.

Un’attività continua e felice sul piano delle realizzazioni concrete – non si possono non ricordare, seppure nella brevità, pitture dell’asilo Mannari Buonvino, dell’ospedale Bonomo, e gli altorilievi nella cripta della casa del Mutilato – nate nel segno di una cultura raffinata, aperta ai nuovi linguaggi della pittura del Novecento – liberty, simbolismo – e collocata opportunamente nelle architetture della città nuova.

(Tratto da un articolo di Livia Semerari)

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