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Il carisma giuseppino: sulle orme del Murialdo

I GIOVANI AL CENTRO DEI NOSTRI PENSIERI COME IL MURIALDO

Punto di partenza di ogni intervento educativo è il giovane nella sua realtà unica e irripetibile e nella concreta situazione in cui si trova. La comunione coi giovani è qualcosa di totalizzante per noi giuseppini; è nel cuore della nostra esperienza di comunione con Dio. Siamo chiamati a riprodurre – attualizzandola – la preoccupazione educativa di S. Giuseppe, che ha preso a cuore Gesù fanciullo e adolescente, mettendosi a servizio della sua crescita in sapienza, età e grazia, davanti a Dio e agli uomini. Affermava il Murialdo: “agli occhi di Dio io tengo l’ufficio di S. Giuseppe in rapporto ai ragazzi, che sono altrettanti piccoli Gesù”. Essere “amico, fratello e padre” per i giovani è la natura propria di ogni giuseppino senza la quale egli perde la propria identità. A partire dal giovane, l’intervento educativo si caratterizza per il senso della gradualità. Nella consapevolezza che lo sviluppo del giovane avviene per gradi, il giuseppino si sforza di centrare i compiti sulle capacità individuali, proponendo un cammino di progressione personale, con livelli diversi ed opportunità adeguate per la crescita nella responsabilità e nell’autonomia. Proprio perché il giovane è al centro, l’impegno educativo si caratterizza ancora per il senso della continuità: idealmente è un impegno preso per sempre.

UNA BEN UNITA FAMIGLIA: AMICI, FRATELLI E PADRI
  • Formare una sola ben unita famiglia è il sistema educativo proposto dal Murialdo; è uno stile che avvolge l’intera impostazione educativa e crea un clima in cui è possibile fare esperienza di comunità, di significative relazioni paterne-fraterne-amicali. Ne scaturisce per la comunità educativa un orientamento continuo verso l’unità di pensiero, di azione e di amicizia, che significa integrazione tra laici e religiosi, autenticità e semplicità nei rapporti, un senso di appartenenza che accomuna tutti in vario modo nella Famiglia del Murialdo.
  • Noi religiosi, esplicitamente chiamati ad essere amici, padri e fratelli, abbiamo un fondamentale compito nel realizzare una ben unita famiglia in Cristo; è un compito di responsabilità e di coordinamento in relazione alla fedeltà e allo sviluppo del carisma, di animazione spirituale e formazione dei laici.
  • I laici, consapevoli della dignità ricevuta con il battesimo, chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità, sono invitati a condividere il carisma e a partecipare all’unica missione educativa affidata alla comunità. Nel rispetto delle competenze professionali, delle diversità delle circostanze e dello stato di vita, possono giungere anche a corresponsabilità direttive e gestionali.
  • I giovani sono sollecitati progressivamente a vivere da protagonisti il cammino educativo. In sintonia col Murialdo, che ha dato loro fiducia e ha fatto leva sui talenti di ciascuno di essi, occorre puntare sulla responsabilizzazione ed agire con loro piuttosto che per loro.
FORMAZIONE INTEGRALE DELLA VIA DEL GIOVANE

La pedagogia giuseppina si caratterizza per un’attenzione globale alla vita del giovane nelle sue varie dimensioni: fisica, intellettuale-professionale, relazionale-affettiva, sociale, morale, spirituale. Il Murialdo accoglieva dichiaratamente i ragazzi per dare loro non solo istruzione ma anche educazione alla vita, proponendo un modo per diventare buoni cristiani e onesti cittadini, invitandoli a “pregare, imparare, giocare”. Nell’attività pastorale a favore dei giovani il giuseppino si preoccuperà dunque della loro formazione integrale, aiutandoli a raggiungere la maturità umana e soprattutto a crescere nella fede. Tale orientamento ci mette in guardia dal fare pura trasmissione di cultura, semplice attività sportiva o solo catechesi, mentre c’è da offrire un serie di proposte, in cui il giovane possa trovare risposta alle proprie esigenze.

IL COINVOLGIMENTO E COMUNIONE DI VITA TRA L’EDUCATORE E IL GIOVANE

Non è possibile stabilire un rapporto educativo mantenendo le distanze. La rigidità dei ruoli e dei programmi, anche il peso di istituzioni e strutture, ostacolano quella base necessaria di condivisione, senza la quale ogni costruzione diventa instabile. Il giuseppino – sull’esempio del Murialdo – sa essere amico dei ragazzi, si impegna a stare in mezzo ai giovani con una presenza gioiosa e vigilante, che si caratterizza per il coinvolgimento e la comunione di vita, il contatto quotidiano, gomito a gomito. È il condividere le medesime condizioni e difficoltà, gioie e dolori, come tra fratelli ed amici, tra padre e figlio, mettendo a disposizione tempo, competenze, salute, nonché spazi ed investimento economico.

DIO MISERICORDIOSO NELL’ESPERIENZA DEL MURIALDO

Certamente il modo del Murialdo di amare i giovani dipendeva certo dal suo carattere e dalla sua formazione. Ma un forte influsso lo ebbe anche la sua esperienza spirituale. Essa ha le sue radici in una grave crisi giovanile, un periodo difficile e doloroso di lontananza da Dio a 14 anni e che Leonardo non dimenticò più. Anzi, in seguito ne trasse un insegnamento e un’esperienza fondamentali per la sua vita e la sua spiritualità: la consapevolezza della sua colpa e della sua debolezza, ma insieme la dolce certezza dell’amore misericordioso di Dio per lui e per ogni uomo. Questa scoperta di Dio misericordioso è stata per il Murialdo il punto dipartenza per una maturazione di fede che diventerà sempre più vitale e coinvolgente in lui tanto da formare il centro unificante del suo mondo spirituale, la forza del suo impegno apostolico e il messaggio centrale del suo magistero pastorale. Egli sentì e visse questo amore sottolineandone specialmente alcune tonalità.
L’amore di Dio è:

  • Gratuito. Dio mi ama per primo, in modo del tutto disinteressato, senza alcun merito da parte mia. Tale consapevolezza generò nel Murialdo l’impegno a una risposta che fosse il segno, tra i giovani, dell’amore gratuitamente ricevuto da Dio. Fu segno di gratuità, nel Murialdo, ricco, intelligente, con molte possibilità a portata di mano, l’aver scelto di lavorare con i più poveri tra i giovani, in una situazione economica, quella del Collegio Artigianelli, sull’orlo della bancarotta.
  • Attuale. Dio mi ama in ogni istante, in questo preciso momento egli pensa a me. Il Murialdo non faceva mai mancare il proprio affetto e la propria vicinanza ai suoi ragazzi. Era inoltre sempre attento alle esigenze dei giovani. In questa apertura rientra anche l’esigenza di un continuo aggiornamento per una pastorale di qualità. Il Murialdo era solito esprimere questo concetto con l’esortazione: “facciamo il bene, ma facciamolo bene”.
  • Personale. Dio ama proprio me, mi chiama per nome, mi conosce e mi sceglie tra mille. In un tempo e in un ambiente che privilegiavano l’educazione e la pastorale di massa, il Murialdo seppe essere attento alle singole persone, cercando il contatto personale e il clima di famiglia.
  • Infinito. Dio mi ama con cuore grande, smisurato; il suo amore è eterno e universale. L’amore infinito di Dio fu per il Murialdo la sorgente e il modello per un servizio totale e duraturo, radicale e senza mezze misure. I suoi ragazzi avevano alle spalle storie di lunghi e dolorosi abbandoni. Era naturale aspettarsi un cammino educativo difficile, segnato da cadute e sconfitte. Ma questo non doveva scoraggiare chi sceglieva di dedicarsi a loro.
  • Tenero. Dio mi ama con un cuore di madre, pieno di affetto verso di me. La tenerezza e la dolcezza furono forse tra le caratteristiche più evidenti della pedagogia del Murialdo, anche quando si rendevano necessari interventi severi. Suggeriva che i castighi fossero rari. La sua azione tra i ragazzi si ispirava all’amore di Dio, che accoglie e perdona.
  • Misericordioso. Dio dimentica i miei sbagli e tradimenti, mi ama e mi accoglie sempre se voglio tornare a lui. L’esperienza che il Murialdo fece dell’amore misericordioso di Dio indusse in lui un atteggiamento di profonda fiducia e di serena speranza anche nei confronti dei giovani più difficili. La speranza di recupero e di reinserimento nella società anche dei giovani più problematici era fondata sulla stima per il valore ontologico e cristiano della persona. Un valore che non dipende dal modo con cui il ragazzo si presenta, ma dal suo stesso essere persona.

Da quanto appena descritto emerge un quadro che, sebbene non teorizzato dal Murialdo, potrebbe interpretare in modo illuminante la sua pedagogia. È il parallelismo istituito tra l’esperienza di Dio amore e lo stile della pastorale giovanile del Murialdo, che vuol essere segno e strumento dell’amore di Dio che egli ha conosciuto.

LA MISERICORDIA DI DIO FONTE DELLO STILE EDUCATIVO

L’amore misericordioso di Dio, nucleo centrale del mondo interiore del Murialdo, ha avuto un influsso anche nel suo metodo pedagogico. Infatti rileggendo quasi a ritroso l’esperienza spirituale ed educativa del Murialdo, si potrebbe cogliere una corrispondenza tra le tonalità dell’amore di Dio che il Murialdo maggiormente sottolinea (gratuito, attuale, personale, infinito, tenero, misericordioso) e gli atteggiamenti che egli visse nel servizio ai giovani. È un parallelismo che, sebbene non teorizzato dal Murialdo, ci può aiutare ad interpretare in modo significativo, oggi, il suo stile pedagogico. Di questo parallelismo importa sottolineare quello dell’amore misericordioso. Lo stupore e la meraviglia del Murialdo per un Dio che ha continuato ad amarlo, lui peccatore, sfocia in modo spontaneo nell’ammirazione per il medesimo amore che Dio riversa sui ragazzi, anche sui più “cattivi” e difficili». Di qui il suo stile educativo, segnato dalla misericordia, riflesso della misericordia di Dio, che si caratterizza per lo spirito di dolcezza, di amorevolezza, di familiarità, di pazienza con i giovani. Sarebbe questo il segreto per fare un po’ più di bene alle anime che Dio ci affida.

LE VIRTU’ CARATTERISTICHE DELL’EDUCATORE GIUSEPPINO
  • Ispirandosi a San Giuseppe, educatore di Gesù, gli educatori giuseppini vivono tra i giovani come amici, fratelli e padri; l’esperienza di tanti educatori e le loro indicazioni hanno permesso di elaborare uno stile educativo che rispecchia le virtù caratteristiche di san Giuseppe: umiltà e carità. L’umiltà, oltre che elemento fondamentale dello stile del Murialdo, è qualità basilare
    per l’educatore: l’eccessiva sicurezza di sé e la ricerca di stima e di successo personale sono dei rischi sempre in agguato. Per questo gli educatori giuseppini pongono l’umiltà come fondamento dell’opera nell’educazione ed istruzione dei giovani loro affidati. Agli umili Dio dà la grazia di ben istruire e saggiamente educare. L’umiltà così intesa significa dunque: mettersi a servizio dei giovani con semplicità e con fiducia nella consapevolezza di essere strumenti nelle mani di Dio, convinti che l’educazione cristiana è opera sua e noi ne siamo intermediari; accettare noi stessi e gli altri, con le capacità e i limiti, i successi e gli errori, nella consapevolezza che l’ideale perseguito non è mai pienamente raggiunto; applicarsi con dedizione e laboriosità instancabile, caratterizzata dal fare e tacere, dalla gratuità e dal sacrificio che porta a dare la vita per chi ha bisogno.
  • La carità è altra prerogativa fondamentale per i giuseppini. Lo stare in mezzo ai giovani secondo lo stile del Murialdo ci porta a prediligere gli ultimi. La scelta di dedicarsi “ai giovani poveri, abbandonati e maggiormente bisognosi di aiuto e di cristiana educazione” non costituisce solo il campo di apostolato proprio della nostra Congregazione, ma indica anche un ben determinato stile di rapporti e di educazione, che porta l’educatore a dedicarsi con maggior cura a quei giovani che tra tutti si dimostrano i più poveri, gli ultimi, o quelli che, come si dice, “fanno più disperare”, amandoli più degli altri proprio perché più bisognosi di aiuto. Alla carità devono essere affiancate rispetto e dolcezza. Come diceva il Murialdo: “bisogna diffondere tra noi lo spirito di dolcezza, di amorevolezza, di familiarità, di pazienza coi giovani”. “Tutti hanno il compito di attirare i fanciulli a Dio ed i fanciulli non si attirano a Dio con altra calamita fuor di quella della dolcezza. Studiamoci dunque di avere sempre, quando trattiamo con essi, un volto ilare, un tratto cortese, un parlare grazioso, affabile, affettuoso”. Gli educatori giuseppini “ricorderanno che solo con la dolcezza guadagneranno il cuore dei loro ragazzi…” Carità è quindi: servizio generoso a favore dei piccoli e dei poveri a cui appartiene il Regno di Dio, con la disponibilità a perdere noi stessi per accogliere chi è più in necessità; uno stile di rapporto segnato da rispetto e dolcezza; l’atteggiamento che informa di sé le diverse scelte metodologiche, caratterizzando la nostra pedagogia come pedagogia dell’amore.

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